"Guardiamo al Natale come alla festa della vicinanza di Dio"
IlVescovo di Albano, Monsignor Marcello Semeraro, ogni anno rivolge un pensierospeciale alla sua Diocesi. Ecco il suo messaggio per il Santo Natale.La festa del Santo Natale e l’inizio di unnuovo anno...
Il
Vescovo di Albano, Monsignor Marcello Semeraro, ogni anno rivolge un pensiero
speciale alla sua Diocesi. Ecco il suo messaggio per il Santo Natale.
La festa del Santo Natale e l’inizio di un
nuovo anno mi offrono l’occasione per inviare a tutti voi una parola di saluto
e un pensiero di augurio: per ciascuno, per le vostre famiglie, per tutta la
nostra comunità diocesana. Per il Natale, anzitutto. Vorrei considerarlo e
presentarlo a voi come il punto del massimo avvicinamento di Dio all’uomo. Il
Figlio Dio si è fatto uomo. Non è soltanto un mettersi accanto, non è solo un
farsi vicino, ma è come dice anche la liturgia, un diventare uno di noi, in
tutto simile a noi fuorché nel peccato. È diventato uno di noi: «ha lavorato
con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha
amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente
uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Concilio Vaticano II,
Cost. past. Gaudium et spes n. 22). Egli, infatti, è l’Innocente ed è per
questo capace di offrirci una mano che ci tragga fuori dalle paludi dove, in
vario modo, ci siamo avventurati. Il Natale ci parla proprio di questa
innocenza: Dio supera ogni nostro sforzo, è più grande anche dei nostri
progetti perché Egli ci previene e ci previene nell’amore. Questo è il primo
augurio: guardiamo al Natale come alla festa della vicinanza di Dio! Abbiamo
bisogno di persone che ci stiano accanto, che ci prendano per mano e ci
accompagnino. Fra tutte, il Signore è il primo.
All’augurio per il Natale si aggiunge quello
per il nuovo anno. Nuovo anno significa certo una ripetizione, il tempo è
ciclico, ritorna sempre su se stesso e, tuttavia, ci porta avanti. L’augurio è
proprio questo: che col nuovo anno ci sentiamo in grado e capaci di fare un
passo avanti. Il nuovo anno è l’occasione anche di tenere vive le attese, le
speranze, i desideri: i migliori, quelli più belli. Da cinquant’anni, poi, per
iniziativa di san Paolo VI il primo giorno dell’anno è per noi cattolici anche
la Giornata mondiale della pace e noi ci rendiamo conto non soltanto di avere
bisogno di pace nelle nostre famiglie, nella società – i clamori della guerra
li avvertiamo e li avvertiamo in tanti aspetti, e sono motivo di ansietà e
preoccupazione – ma il tema che per il 2019 è stato scelto dal Papa mette in
campo uno spazio molto difficile: ci ricorda che “La buona politica è al
servizio della pace”. Politica non è qualcosa da delegare ad alcuni
rappresentanti. Certo, anche questo è politica ed è nostro dovere individuare e
scegliere dei rappresentanti e dei governanti adeguati, all’altezza della
situazione, capaci di fare crescere e progredire il Paese. Essa, però, è anche
impegno personale, di ciascuno. La buona politica è ciò che noi viviamo tutti i
giorni, nelle scelte che facciamo nella famiglia o nella società. Forma alta
della carità, come la riconosceva Paolo VI, la politica comporta anche l’agire
a favore di chi è più piccolo e più debole e farlo, non da ultimo, nel più
ampio contesto della responsabilità per il futuro della vita umana e del
pianeta, che la ospita. Il mio augurio, allora, è quello di sapere congiungere
questi due temi: del Natale come avvicinamento, di Dio a noi e di noi a Dio, ma
anche di avvicinamento reciproco, senza recriminazioni senza continuamente
insultarsi e rinfacciarsi errori.
L’augurio si trasforma in invito: accogliamo il Signore, che viene per starci vicino e anche noi accogliamoci l’un l’altro, per andare, tutti insieme, incontro al Signore che viene.
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