Il 29% dei lavoratori europei soffre di stress, depressione o ansia
E' quanto emerge dall'indagine OSH Pulse 2025 dell'Eu-Osha. Lo stress lavoro-correlato rappresenta uno dei principali rischi per la salute dei lavoratori.
ROMA, 13 AGOSTO 2026 –cSecondo l'indagine OSH Pulse 2025 dell'EU-OSHA, il 29% dei lavoratori europei dichiara stress, depressione o ansia collegati o aggravati dal lavoro e oltre il 40% riferisce una forte pressione legata a tempi e carichi. In Italia, nel 2025, l'INAIL registra 98.463 denunce di malattia professionale, +11,3% rispetto all'anno precedente.
A confermare la dimensione del fenomeno è anche la sesta Indagine INAPP sulla Qualità del lavoro, condotta su 20.000 lavoratori: il 57% degli occupati risulta esposto a un significativo carico psicologico ed emotivo e il 18%considera il proprio lavoro un rischio per la salute. Lo stress risulta inoltre superiore alla media tra chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale: 76,2% contro il 70,6%.
«Lo stress cronico non è un semplice periodo difficile. Quando il corpo continua a lanciare segnali e nessuno li ascolta, il rischio è che il disagio si trasformi in una vera malattia con conseguenze psicologiche, cardiovascolari e metaboliche», sottolinea Roberto Feroli, Ceo di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it.
Tra i principali campanelli d'allarme figurano insonnia, stanchezza persistente, irritabilità, ansia, difficoltà di concentrazione, cefalea, tensioni muscolari, tachicardia e disturbi gastrointestinali. Se persistono o interferiscono con la vita quotidiana è fondamentale rivolgersi al proprio medico.
L'OMS definisce il burnout un fenomeno occupazionale conseguente a stress cronico sul luogo di lavoro non gestito con successo. I rischi aumentano in presenza di carichi eccessivi, turni prolungati, carenza di personale, scarsa autonomia, precarietà e conflitti organizzativi, con particolare esposizione nei settori della sanità, assistenza sociosanitaria, emergenza-urgenza, scuola, trasporti, logistica e servizi al pubblico.
La prevenzione, sottolinea Salute.it, non può quindi essere affidata soltanto alla capacità individuale di resistere. Il D.Lgs. 81/2008 prevede che la valutazione dei rischi comprenda anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato.
«Dire semplicemente a una persona di riposare di più non basta», prosegue Feroli. «Turni sostenibili, personale adeguato, ascolto e formazione riducono il rischio di stress cronico e migliorano la qualità del lavoro».
«La salute mentale e quella fisica sono due facce della stessa medaglia», conclude Feroli. «Riconoscere precocemente i segnali dello stress, intervenire sulle cause organizzative e promuovere una vera cultura della prevenzione significa proteggere le persone prima che il disagio diventi una patologia».
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