Il “Centro Donna Lilith” di Latina festeggia i suoi 39 anni con “Connessioni”: in mostra le opere delle donne del centro antiviolenza di Aprilia.
L’associazione “Centro Donna Lilith” di Latina festeggia i suoi 39 anni con “Connessioni”, una mostra di fotografia autobiografica con le opere realizzate, durante un laboratorio di gruppo, dalle donn...
L’associazione “Centro Donna Lilith” di Latina festeggia i suoi 39 anni con “Connessioni”, una mostra di fotografia autobiografica con le opere realizzate, durante un laboratorio di gruppo, dalle donne in fuoriuscita dalla violenza del centro antiviolenza “Donne al Centro” di Aprilia. L’evento è in programma per martedì 4 febbraio, a partire dalle 17.00, presso la sede di Latina del Centro Donna Lilith di via Farini, 2.
La mostra è a cura di Sofia Pagliaro e Gaia Tognoni, Simona Ghizzoni, Graphics Alessandro Ciccarelli.
CONNESSIONI
Laboratorio di fotografia autobiografica con le donne del centro antiviolenza Donne al Centro.
Il centro donna Lilith APS - presieduto da Francesca Innocenti - nasce nel 1986 come associazione di volontariato finalizzata alla promozione di una cultura inclusiva e al supporto di donne in temporanea difficoltà a causa della violenza di genere. Dal 2018, il centro donna Lilith APS gestisce, oltre alla casa rifugio “Emily”, il centro antiviolenza distrettuale del comune di Aprilia, “Donne al centro”.
Il CAV, così come l’associazione tutta, oltre ad accogliere le donne in percorsi di uscita dalla violenza, tramite colloqui individuali e incontri di gruppo, svolge attività di formazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alle istituzioni, volte a promuovere una adeguata conoscenza del fenomeno.
I gruppi di Mutuo Aiuto si basano su una cultura solidaristica, inserendosi in una fase finale del percorso di uscita dalla violenza che le donne fanno con il sostegno delle operatrici. Attraverso questi gruppi si rende possibile una ricca e diversificata circolazione di esperienze e modi di pensare, che si traducono nella opportunità di ampliare i confini della propria esperienza e delle proprie prospettive.
Per mezzo dei feedback che provengono dalle partecipanti e dalle operatrici vengono condivise informazioni significative riguardanti il modo di essere e di comportarsi di ognuna. Attraverso le esperienze delle altre vengono ricomprese le proprie scelte, attuali e soprattutto del passato. Le donne, in gruppo, colgono la possibilità di condividere con le altre scelte e difficoltà e l’opportunità di riconoscere la comune appartenenza ad un contesto sociale in cambiamento. I gruppi rappresentano reti sociali capaci di consentire alle donne di uscire dall’isolamento in cui la violenza le ha costrette e sviluppare relazioni “nutrienti”.
La funzione del gruppo di sostegno, guidato da una psicoterapeuta di gruppo, è quella di accompagnare le donne nell’emersione di ciò che è già presente in loro internamente, senza sostituirsi alle loro scelte e decisioni, ma aiutandole ad esprimerle e approfondirle.
La fotografia, connessa al lavoro di gruppo, ha mostrato un’altra immagine della donna in temporanea difficoltà a causa della violenza. Un’immagine che non faccia rivivere la violenza a chi la guarda, ma che rappresenti le donne come protagoniste dei propri progetti, forti della rete che sono riuscite a costruire con l’aiuto delle altre donne.
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