L’Europa e l’obiettivo riduzione emissioni entro il 2030: il contributo delle imprese italiane

Lo scorso dicembre 2020, i 27 Stati dell’Unione Europea hanno apportato una modifica al piano per la riduzione delle emissioni con target al 2030, aumentando dal 40% al 55% l’obiettivo di riduzione de...

A cura di Redazione
01 febbraio 2021 16:14
L’Europa e l’obiettivo riduzione emissioni entro il 2030: il contributo delle imprese italiane -
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Lo scorso dicembre 2020, i 27 Stati dell’Unione Europea hanno apportato una modifica al piano per la riduzione delle emissioni con target al 2030, aumentando dal 40% al 55% l’obiettivo di riduzione delle emissioni rispetto al 1990. La base di partenza, ricorda la Commissione Europea, è il 24% di riduzione delle emissioni raggiunto nel 2019 (il target al 2020 era fissato al 20%). Per le imprese europee ed anche quelle italiane ciò significherà una spinta ancor più decisa verso l’innovazione dei processi industriali e verso l’adozione di macchinari e strumenti atti alla produzione di beni finali, capaci di emettere emissioni nocive sensibilmente ridotte se non pari a zero (neutralità climatica). Obiettivo eccessivamente ambizioso? In realtà le grandi imprese italiane, a partire da quelle trainanti presenti nel mercato finanziario della Borsa di Milano, sono già al lavoro su progetti industriali che vanno in quella direzione.

Il contributo delle imprese italiane alla neutralità climatica

Le grandi multinazionali dal cuore italiano non sono rimaste a guardare e, anzi, in alcuni casi hanno preceduto le recenti decisioni politiche prese in seno al Consiglio Europeo. Basti pensare a Snam (SRG), una delle principali società quotate a Piazza Affari nel principale indice Italy 40, che dopo avere sostenuto i suoi investimenti nella transizione energetica con l’emissione di due “Climate Action Bond” nel 2019, da gennaio 2021 ha aderito al “Nasdaq Sustainable Bond Network”, la piattaforma per la finanza sostenibile gestita dal Nasdaq. L’obiettivo di Snam è sfruttare questo nuovo canale finanziario per accrescere dal 40% al 60% i finanziamenti a disposizione della società nell’ambito del piano strategico al 2024. L’azienda, infatti, mira all’ambizioso traguardo di trasformare l’Italia nel principale nodo di interscambio europeo dell’idrogeno proveniente dalle altre regioni geografiche che affacciano sul Mediterraneo, Medio Oriente e Africa del Nord in particolare, come riporta Snam media. Naturalmente, le imprese italiane quotate sul principale indice di Borsa Italiana non sono sensibili solo a questo tema, ed anche altri temi ne influenzano le decisioni. Lo sanno bene i trader professionisti che seguono da vicino l’evoluzione della pandemia e i suoi effetti sull’economia, ormai sempre più dipendente dalle campagne vaccinali in corso in Italia come nel resto del mondo. Guardando oltre il presente e cioè al post-pandemia, però, è indubbio che la transizione energetica sarà il grande tema economico-finanziario del decennio che da poco si è aperto davanti a noi.

Foto: Pixabay.com

Dal moto ondoso alle batterie di nuova concezione

Tant’è che quello di Snam non è l’unico contributo italiano alla riduzione delle emissioni: restando nel settore del petrolio e del gas naturale troviamo anche Eni, che con il progetto “MaREnergy Project”, in collaborazione con il Politecnico di Torino, punta alla produzione di corrente elettrica sfruttando il moto ondoso. Da citare anche il contributo di Enel e FCA Italy (gruppo Stellantis), che hanno appena aderito al Progetto di comune interesse europeo (IPCEI) dedicato alla creazione di una catena di valore per la produzione di batterie innovative, e l’obiettivo della sinergia è appunto condurre l’Europa alla neutralità climatica entro il 2050.