Processo Assedio, parlano i pentiti: “Ad Aprilia decideva tutto Forniti”

Processo Assedio: di nuovo in aula questa mattina presso il Tribunale di Latina davanti al collegio penale presieduto dal giudice Nadile. Presente anche l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi, ar...

A cura di Redazione
21 ottobre 2025 14:21
Processo Assedio, parlano i pentiti: “Ad Aprilia decideva tutto Forniti” -
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Processo Assedio: di nuovo in aula questa mattina presso il Tribunale di Latina davanti al collegio penale presieduto dal giudice Nadile. Presente anche l’ex sindaco di Aprilia, Lanfranco Principi, arrestato insieme ad altri nell’operazione che l’antimafia ha condotto il 3 luglio scorso e per la prima volta in aula da quando è iniziato il processo. Stamattina sono stati ascoltati i due collaboratori di giustizia, Renato Pugliese e Agostino Riccardo. 

Pugliese in particolare ha riferito in aula di conoscere diverse questioni sul gruppo apriliano, in particolare una spedizione ordinata dal boss Patrizio Forniti per uccidere Angelo Travali, noto criminale di Latina, finita - tramite intercessioni - con Travali che inizia ad acquistare la droga solo da Forniti. Un altro inquietante episodio riguarda invece Sergio Gangemi che sarebbe intervenuto per saldare un debito di un suo protetto. 

 Subito dopo ha parlato, in aula, l’altro collaboratore Agostino Riccardo che ha riferito gli stessi episodi di Pugliese. Lui però era presente alla riunione di “pacificazione”: racconta che l’incontro si è tenuto ad Aprilia in un noto ristorante sulla Pontina. “In quell’occasione - spiega Riccardo - Forniti offrì a Travali, per scusarsi della situazione, 10mila euro e poi propose l’alleanza per il commercio di cocaina sull’asse Latina-Aprilia”. Il teste riporta che ha organizzato l’incontro Antonio Fusco.

Agostino gestiva gli acquisti, veniva ogni 10 giorni ad Aprilia, presso un bar attiguo ad una pompa di benzina. Comprava lì tra i 5 ed i 10 kg di droga ogni volta.

Secondo il collaboratore: “Se non voleva Forniti, ad Aprilia non si muoveva una mosca. Aveva contatti con la politica e se voleva decideva tutto lui. Come a Latina con il clan Di Silvio decidevano tutto noi”. L’udienza poi si è chiusa, si torna in aula il 7 novembre per ascoltare altri testimoni.

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