Reati societari in danno di un istituto di credito del centro Italia: la Procura di Velletri ordina il sequestro di beni del valore del 1,8 milioni di euro.

Reati societari in danno di un istituto di credito del centro Italia: i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria - sotto il coordinamento della Procura di Velletri - stanno eseguendo in que...

A cura di Redazione
01 dicembre 2021 11:47
Reati societari in danno di un istituto di credito del centro Italia: la Procura di Velletri ordina il sequestro di beni del valore del 1,8 milioni di euro. -
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Reati societari in danno di un istituto di credito del centro Italia: i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria - sotto il coordinamento della Procura di Velletri - stanno eseguendo in queste ore un sequestro per circa 1,8 milioni di euro di beni mobili ed immobili e di disponibilità finanziarie nei confronti di un ex consigliere e del Presidente del collegio sindacale di un Istituto di credito del centro Italia, indagati per omessa comunicazione del conflitto di interessi. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal GIP del Tribunale di Velletri. I due Indagati, titolari di cariche anche all’interno di una società operante nel settore petrolifero, - secondo gli inquirenti “avrebbero omesso di comunicare agli organi della Banca d’Italia, tra il 2015 ed il 2017, l’esistenza di un conflitto di interessi nell’erogazione di finanziamenti a favore di imprese clienti della “loro” azienda.

“Le indagini – spiega la Guardia di Finanza - sono state avviate a seguito dei rilievi mossi dalla Banca d’Italia all’esito di un’attività ispettiva condotta, nel 2018, nei confronti del predetto istituto, che ha fatto emergere alcune anomalie.

In base agli elementi successivamente raccolti dalle fiamme gialle, sono emersi indizi secondo i quali i due indagati, titolari di cariche anche all’interno di una società operante nel settore petrolifero, avrebbero omesso di comunicare agli organi della banca, nel periodo dal 2015 al 2017, l’esistenza di un conflitto di interessi nell’erogazione di finanziamenti a favore di imprese clienti della ‘loro’ azienda.

Le linee di credito aperte avrebbero, da un lato, favorito la predetta società petrolifera in quanto utilizzate dai beneficiari dei finanziamenti per saldare debiti commerciali per circa 1,8 milioni di euro, dall’altro, avrebbero provocato un ‘danno’ all’istituto di credito, poiché, essendo state riclassificate in ‘inadempienze probabili’, hanno peggiorato il portafoglio degli impieghi della banca”.