Referendum, Giovannini: "Un appello a votare No"

"Il governo non ha favorito la discussione, ma vuole provare il colpo di mano per attaccare in modo spregiudicato la magistratura"

20 marzo 2026 16:49
Referendum, Giovannini: "Un appello a votare No" -
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Domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15, gli italiani saranno chiamati alle urne, per confermare o bocciare la riforma “Nordio-Meloni”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura. Questa legge modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi:

A) l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati;

B) l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”;

C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).

Italia Viva è per il NO. Lo spiega il presidente provinciale Vincenzo Giovannini.

“Perché noi siamo per il NO In poche parole per noi la riforma toglie ai magistrati la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, che saranno scelti per sorteggio. Così si privano i magistrati – solo loro, tra tutti i cittadini! - della possibilità di scegliere le persone che ritengono più adatte e competenti a rappresentarli e ad amministrare la loro vita professionale. Il Csm viene diviso in due (quello dei giudici e quello dei Pm) e trasferisce il compito disciplinare ad un terzo organo: l’Alta Corte, triplicando spese e poltrone e togliendo cosi autonomia e indipendenza Al CSM. La riforma crea anche un pesante squilibrio tra componenti “togati” e “laici” di nomina politica: i togati selezionati con sorteggio puro, i “laici” che invece saranno sorteggiati all’interno di una lista preselezionata di eletti in Parlamento (maggioranza parlamentare): di fatto, un finto sorteggio. I problemi della giustizia italiana però sono altri, tempi lunghi, mancanza di risorse, mancanza di personale, linguaggio complicato e burocrazia farraginosa, la riforma non migliora nessuno di questi aspetti che poi sono questi che creano problemi per i cittadini, oltretutto aumentando gli organi da uno a 3 aumenteranno anche i costi. Oltretutto siamo stati chiamati al referendum perché la riforma non ha ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento, non c’è stata una condivisione larga. E il governo non ha favorito la discussione, ma vuole provare il colpo di mano per attaccare in modo spregiudicato la magistratura.

La Magistratura italiana che ha il compito esclusivo di far osservare le Leggi viene richiamata come politicizzata quando fa le cose che non piacciono al Governo Meloni. Le parole di delegittimazione verso i Magistrati sono il prologo propagandistico della proposta Nordio. Ogni sentenza sgradita diventa sabotaggio, ogni risarcimento un attentato alla sovranità. Il lessico è quello della crociata permanente. Le toghe come opposizione surrogata, i giudici come comitato elettorale dell’Altrove. Sono convinto che l’indipendenza della magistratura, l’equilibrio dei poteri, serve proprio a far si che il potere giudiziario possa limitare il potere esecutivo e controllare che rispetti le leggi, a tutela di tutti i cittadini. Votare No al referendum per mantenere un giudice che non sia prono al potere. L'indipendenza della magistratura dal Governo assicura la garanzia dei diritti di tutte e tutti. La magistratura è un potere scomodo per certa politica che pretende di avere mano libera, di agire senza limiti e per tutti coloro che non vogliono vincoli, magari perché perseguono il profitto a discapito dei diritti dei lavoratori o della tutela dell'ambiente. Bisogna votare NO per garantire che la legge sia uguale per tutti, se i politici hanno il controllo diretto o indiretto sul disciplinare dei giudici, la legge non è più eguale per tutti e questo non solo nei processi penali, ma anche in quelli civili, immaginate ad esempio se un cittadino si trova in causa con un potere forte, che sia economico o politico. Questo potrà esercitare pressioni sul giudice del caso, minacciandolo o proponendo promozioni, facendogli presenti le proprie conoscenze politiche nell’Alta Corte, quale potrà mai essere il risultato? Chi secondo voi avrà la peggio? Politica e giustizia non vanno a braccetto e quasi sempre quando entra in campo la politica la giustizia esce di scena. Per concludere, secondo noi, l’obiettivo della Riforma Nordio non è efficientare la giustizia, la posta in gioco risulta chiara ed è ben altra, si tratta di ridurre la capacità della giurisdizione nell’esercizio del controllo di legalità anche sui poteri forti. Per questo dobbiamo votare NO (è un referendum senza quorum, in cui il voto di ciascuno conta) per lasciare a figli e nipoti una democrazia munita di un sistema giudiziario in grado di garantire per davvero i diritti e le libertà dei cittadini, anche di quelli più fragili e indifesi”.