Riciclaggio, la Finanza di Latina sequestra beni per 400mila euro ed esegue 4 misure cautelari.
Reinvestivano in attività economiche intestate ai familiari sull'isola di Ventotene e in Sardegna.
Fatture inesistenti ed autoriciclaggio: la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Latina, in particolare del Gruppo di Formia, ha eseguito 4 misure cautelari - in esecuzione di misure emesse dal Gip del Tribunale di Napoli - a carico di legali rappresentanti e amministratori di diversi complessi aziendali che operano nel settore delle energie rinnovabili, e sequestra beni del valore di 400mila euro. Scoperte fatture inesistenti, per un ammontare di oltre un milione di euro. I soggetti indagati - secondo le fiamme gialle - reinvestivano i proventi in attività economiche, intestate ai familiari, sull’isola pontina di Ventotene e in Sardegna, nel campo della ristorazione e in attività legate alla balneazione. Coinvolto nell’inchiesta anche un professionista compiacente; nel suo studio la Finanza ha rinvenuto e sequestrato 60mila euro in contanti.
“Nei giorni scorsi, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina hanno dato esecuzione alle misure cautelari personale emesse dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di 4 persone, indagate per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed autoriciclaggio.
In particolare, le indagini delle Fiamme Gialle del Gruppo di Formia hanno consentito di acquisire circostanziati elementi di prova in ordine a un sistema di riciclaggio di ingenti proventi derivanti dal reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti di cui all'art. 8 del D.lgs. n. 74/2000; gli indagati, quali legali rappresentanti e amministratori di diversi complessi aziendali, operanti nel settore delle energie rinnovabili, sono gravemente indiziati di aver realizzato numerose operazioni bancarie e finanziarie al fine di occultare la natura e la provenienza illecita degli importi movimentati, derivanti da pagamenti di fatture soggettivamente inesistenti, per un ammontare di oltre 1 milione e 2 mila euro.
Le investigazioni svolte — dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli, Sezione Criminalità Economica -, consistite in analisi documentali, indagini finanziarie, azionate con i poteri valutari, ricostruzioni patrimoniali nonché attività tecniche, informative e dinamiche sul territorio, hanno consentito di acclarare che il dominus, anche per impedire la tracciabilità dei proventi e del denaro accumulato, avrebbe reinvestito in attività economiche intestate a propri familiari sull'isola di Ventotene e in Sardegna nel campo della ristorazione e attività connesse alla balneazione.
Le condotte ipotizzate sarebbero state perpetrate con il supporto di un professionista compiacente, elemento di collegamento tra il dominus, le persone giuridiche e i prestanome.
Nel corso dell'attività era stato già sottoposto a sequestro, nell'ambito delle perquisizioni eseguite presso lo studio del citato professionista, la somma di circa 60 mila euro in contanti (in banconote da 50 e 20 euro), denaro custodito senza una giustificazione legale e ritenuti di illecita provenienza.
Il GIP, ritenendo solido il quadro indiziario emergente dagli elementi raccolti nelle indagini, ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica di Napoli disponendo, a seguito dei previsti interrogatori preventivi di garanzia, l'ordinanza eseguita.
Il Tribunale di Napoli ha emesso, altresì, un ulteriore decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca fino a concorrenza dell'importo di circa 330 mila euro”.
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