Stagione di Prosa ad Aprilia: questa sera in scena "L'Avaro". Sul palco Alessandro Benvenuti.

Si torna a teatro ad Aprilia, per la stagione di prosa, questo venerdì 8 febbraio alle 21.00 presso il Teatro Europa con un grande classico: “L’Avaro” di Molière. . La stagione di prosa è organizzata...

A cura di Redazione
15 gennaio 2019 18:15
Stagione di Prosa ad Aprilia: questa sera in scena "L'Avaro". Sul palco Alessandro Benvenuti. -
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Si torna a teatro ad Aprilia, per la stagione di prosa, questo venerdì 8 febbraio alle 21.00 presso il Teatro Europa con un grande classico: “L’Avaro” di Molière. . La stagione di prosa è organizzata dal Comune di Aprilia e dalla Compagnia Teatro Finestra per conto di ATCL.

L’Avaro
di Molière, adattato e diretto da Ugo Chiti, è amaro e irresistibilmente
comico, un’opera di bruciante modernità.

Questa
commedia riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a
raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate
interpretazioni.

Una
produzione Arca Azzurra Teatro in collaborazione con il Festival Teatrale di
Borgio Verezzi.

Trama

L’Avaro
è uno spaccato familiare e sociale. Arpagone è un capofamiglia balordo,
taccagno e tirannico come tanti altri, circondato da un amabile e canagliesco
intrigo di servi e di innamorati. Poi Arpagone viene derubato e l’avarizia
cessa di essere un tic, una deformità, uno spunto di situazioni farsesche. La
diagnosi investe la psicologia di chi ha subíto un furto, di chi è stato
defraudato di un oggetto di passione affettiva ed esclusiva, della sua unica
ragione di vita. Proprio la fissazione affettiva di Arpagone su un oggetto
miserabile sollecita un’equivoca, ma profonda partecipazione emotiva:
l’avarizia redime l’avaro.

L’Avaro è una delle commedie molieriane che presuppongono uno spaccato familiare, una ‘casa’; ma la ‘casa’ di Harpagon è anche un luogo rigorosamente finto, esplicitamente e spudoratamente teatrale. Una casa che potrebbe essere, una metafora del teatro coi suoi prodigi, le sue inverosimiglianze e la sua cartapesta. Non una vera casa borghese, dove la luce filtra dalle imposte socchiuse, meridiana o mattutina ma comunque naturale; bensì una casa dove tutto si svolge a lume di candela (non fosse l’avarizia), anche se è giorno.