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VELLETRI – Droga ordinata dal carcere con telefonini e pagata dai familiari con ricariche su carte prepagate. Scattano 33 misure cautelari. VIDEO

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Droga ordinata dal carcere con telefonini e pagata dai familiari con ricariche su carte prepagate. I Carabinieri della Compagnia di Velletri, questa mattina all’alba, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza della Procura che dispone misure cautelari nei confronti di 33 persone. L’operazione ha riguardato tutte e 5 le province del Lazio ed anche Chieti, in Abruzzo, ed è stata portata a termine con il supporto dei comandi dell’Arma territoriali.

Le misure cautelari – emessa dal GIP del Tribunale di Velletri – riguardano per lo più persone italiane (di cui 5 donne): 11 sono destinatarie di custodia cautelare in carcere e 22 agli arresti domiciliari. Sedici delle persone destinatarie delle misure cautelari sono già detenute in carcere. L’indagine ha portato allo scoperto vari episodi di spaccio di cocaina e hashish, commessi tra gennaio e giugno 2023, all’interno del carcere di Velletri (oltre a due episodi di estorsione, per percosse e minacce subite da uno degli indagati e da alcuni familiari, per forniture di sostanze stupefacenti non pagate).

Stimato un volume d’affari di circa 80mila euro. La droga veniva nascosta tra i beni di prima necessità, all’interno di pacchi destinati ai detenuti.

“Tutti gli indagati – fanno sapere dalla Compagnia dei Carabinieri di Velletri – sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente (art. 73 D.P.R. 309/90), estorsione (art. 629 c.p.) ed accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti (art. 391 ter c.p.). 

Nel corso dell’indagine sono emersi elementi indiziari in ordine alla presenza di un collaudato sistema, finalizzato all’ingresso nella casa circondariale dello stupefacente, sia cocaina che hashish, che veniva occultato, unitamente a generi alimentari confezionati sottovuoto e beni di prima necessità, all’interno di pacchi destinati ai detenuti, inviati tramite spedizionieri e una volta all’interno della struttura ceduta anche a terzi. Gli ordini di droga venivano pagati tramite ricariche su carte prepagate da parte di figli, mogli, fidanzate, fratelli, nonni, zii e amici dei detenuti”.

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