"Ad Aprilia la cultura sta morendo, addio al Liceo Classico. La politica che fa?"
E’ quanto afferma in una nota Sinistra Italiana Aprilia, tramite Rossana Gabrieli (Gruppo Scuola e Cultura di Sinistra Italiana Aprilia) e Davide Casari (Segretario Sinistra Italiana Aprilia).
Aprilia, “la morte silente della cultura: in Italia sempre meno iscritti al Liceo Classico e Aprilia perde il suo al “Meucci”. E’ quanto afferma in una nota Sinistra Italiana Aprilia, tramite Rossana Gabrieli (Gruppo Scuola e Cultura di Sinistra Italiana Aprilia) e Davide Casari (Segretario Sinistra Italiana Aprilia).
“Un’emorragia silenziosa, ma inarrestabile. - Dice Sinistra Italiana - i dati nazionali delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027 fotografano senza appello il declino del Liceo Classico in Italia. Un calo che non è più un semplice dato statistico, ma una ferita profonda al tessuto culturale del Paese, e che trova una sua drammatica concretizzazione nella realtà locale di Aprilia, dove lo storico Liceo Classico dell’IIS “A. Meucci” non aprirà i battenti a settembre”.
Secondo Gabrieli e Casari si tratta di “una sconfitta per la scuola, per il territorio e per un’idea stessa di formazione”.
I numeri parlano chiaro.
A livello nazionale, la quota di iscritti al Classico scivola al 5,20%, in calo rispetto al già esiguo 5,37% dell'anno precedente. Un trend che non è un fulmine a ciel sereno, ma la conseguenza di una riduzione continua che prosciuga anno dopo anno le aule di greco e latino.
“E mentre il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, esulta per il boom della filiera tecnologico-professionale 4+2, che raddoppia gli iscritti, e per la crescita del Liceo del Made in Italy, - sottolinea Sinistra Italiana Aprilia - il cuore pulsante della nostra tradizione umanistica continua a battere sempre più debolmente”.
Il caso di Aprilia
Nonostante un aumento complessivo delle classi, l’indirizzo classico del “Meucci”, attivo dal lontano 1991, ha raccolto solo 13 preferenze su 341 nuovi iscritti. Troppo pochi per formare una classe. Una perdita che la dirigente scolastica Laura De Angelis definisce “dolorosa”, auspicando sia solo temporanea.
“E’ questa - dicono ancora Gabrieli e Casari - la conseguenza di un’assenza di politiche culturali coraggiose e di una narrazione miope che sacrifica la formazione completa e critica in nome di una presunta, e spesso illusoria, “spendibilità” immediata”.
La riflessione su questo drastico cambiamento
“La domanda è - dicono Gabrieli e Casari - che Paese stiamo costruendo? Un Paese che, come si legge nelle analisi, orienta i giovani verso percorsi “che garantiscono competenze più ampie in vista dell’università” come lo scientifico, dimenticando che il classico, per statuto, è la fucina di una mente capace di astrazione, di logica, di pensiero critico. Eppure, di fronte a questa crisi, la risposta del governo e del Ministero appare non solo inadeguata, ma culturalmente ottusa. Mentre si promuovono percorsi sempre più verticalizzati e professionalizzanti fin dalla giovane età, si abbandona a se stesso il presidio della formazione umanistica. Le proposte che emergono, come quella di introdurre “discipline più vicine ai ragazzi” (sociologia, antropologia) nel curriculum del classico, se non inserite in una visione organica, rischiano di essere una toppa peggiore del buco. Snaturare il percorso per inseguire mode passeggere non è la soluzione, ma la resa. Il problema non è il greco o il latino, “materie antiche” percepite come lontane dal mondo del lavoro. Il problema è un’idea di futuro che vede la scuola solo come un addestramento al lavoro e non come un luogo di formazione integrale della persona. Il crollo del classico è il sintomo di una malattia più grave: l’impoverimento culturale di un'intera nazione”.
L’appello da Aprilia
“L’appello che sale da Aprilia e da tante altre realtà italiane è chiaro - concludono i due membri di Sinistra Italiana - servono politiche scolastiche che non lascino morire il Liceo Classico inteso come percorso formativo, valorizzandolo per quello che è e quel tanto può ancora offrire. Compito delle politiche governative (colpevoli di questo stato di cose) è rivedere l'intera funzione della scuola di oggi. Non basta sperare in un mero ritorno in astratto degli iscritti. Servono investimenti strutturali, serve un progetto culturale che ridia dignità e attrattività a un percorso che ha formato per secoli la classe dirigente e pensante del Paese. Altrimenti, il silenzio delle aule vuote di greco sarà presto il silenzio di un'Italia senza memoria e senza pensiero e, soprattutto, senza futuro”.
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