Aprilia, “Rientrati con un volo di rimpatrio dall’Egitto, chiusi in casa da subito, ma siamo stati lasciati soli”

Archivio Cronaca  

Pubblicato 23-06-2020 ore 16:26  Aggiornato: 30-06-2020 ore 16:15

Con grande senso di responsabilità si sono messi in quarantena sin da subito, da quando una volta atterrati dall’Egitto, passando per l’aeroporto di Malpensa, sono arrivati ad Aprilia città dove risiedono. La loro storia ha però dell’incredibile, con lati che preoccupano e anche molto. A raccontare ogni cosa sono il giovane di 18 anni risultato positivo al coronavirus, caso emerso nella giornata di sabato scorso, e la madre di 52 anni, rientrata in Italia insieme a lui il 4 giugno scorso e per fortuna negativa al test. E’ bene precisare che si è trattato di un volo di rimpatrio: i due apriliani erano rimasti bloccati in Egitto da febbraio, apprendendo del diffondersi del virus sono rimasti lontani da casa e familiari, e si sono chiusi nella loro abitazione egiziana per evitare ogni contatto. Questo fino a quando sono riusciti a trovare un volo che li facesse rientrare, infondo il lockdown era terminato e la situazione stava tornando alla normalità.

Il 4 giugno siamo  rientrati su un volo che contava a bordo 130 persone, – spiegano la madre e il figlio 18enne, molto provati da quanto accaduto – con noi c’era una donna di Matera e il compagno, aveva dei sintomi strani, ma nessuno a bordo dell’aereo nelle autocertificazioni aveva dichiarato di avere avuto contatti sospetti o di poter aver contratto il covid. E invece tramite la stampa locale di Matera abbiamo appreso poi che moglie e marito si erano contagiati”. Il ragazzo  ha iniziato ad accusare i primi sintomi 7 giorni dopo il rimpatrio: “Ho avuto la febbre, ma circa 37.2 – ci racconta – poi problemi gastrointestinali, naso tappato, non sentivo più i sapori. Tutto molto anomalo e per questo ho subito chiesto aiuto. Ho contatto la Asl, e poi il mio medico di base. Ci siamo rinchiusi, con mia  madre, in un monolocale di un’amica- spiega preoccupato – proprio per evitare contatti con altre persone. Sapevamo che poteva essere rischioso. Ma purtroppo dopo i sintomi avuti l’11 giugno, il 13 giugno ho contattato la guardia medica, il giorno seguente ho cercato di sollecitare la Asl, ma il tampone mi è stato fatto solo il 18 giugno”. “Siamo stati lasciati soli, ci siamo sentiti abbandonati, è brutto dirlo – racconta la madre del ragazzo che per fortuna è negativa al test – l’unico nostro sostegno, vero e forte, ci è arrivato dal medico di base, la dottoressa Michela  Luongo. E’ lei che ci sta dando la forza di andare avanti. Ci chiediamo ora – spiega la 52enne – perché la Asl di Matera non abbia contattato subito tutti i presenti sull’aereo o le altre Asl, perché la nostra Asl non ci ha fornito tutta l’attenzione che meritavamo.  Quando sali su un aereo ti registrano solo la temperatura, poi compili un modulo di autocertificazione e basta. Poteva davvero contagiarsi l’intero volo, il personale e molte altre persone, sarebbe stata una strage”.

I due malcapitati hanno potuto contattare gli altri passeggeri grazie ad un gruppo di whatsapp autonomo messo in piedi tramite l’organizzatore del volo, ma la vicenda poteva di sicuro scappare di mano e creare conseguenze maggiori in un periodo – questo attuale – molto delicato. L’Italia, il Lazio e Aprilia non possono permettersi di certo un altro lockdown. Da sottolineare anche un’altra probabile “leggerezza”, la 52enne attualmente è negativa, ma divide lo stesso appartamento con il figlio: “Il mio isolamento mi è stato proposto solo eri, e sarebbe potuto partire da lunedì prossimo  – spiega – io tra l’altro ho altre patologie, dichiarate in trasparenza, non mi spiego come sia stato possibile non pensare a questo particolare sin da subito. Ormai resto in quarantena con mio figlio, a dovuta distanza, faremo di nuovo il tampone e speriamo che tutto si sistemi in fretta”. Infine i commenti razzisti che hanno reso questa assurda vicenda ancora più amara: “Sui social siamo stati bersagliati – spiega la 52enne, difendendo il figlio molto dispiaciuto – siamo italianissimi, ma anche se fossimo stati egiziani nulla sarebbe cambiato. Questa cattiveria gratuita, senza sapere come stanno veramente le cose è scioccante. E’ il male di questo nostro tempo”.

 

 

 

 

 

 

 

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