Assedio bis, "La gestione di Giovannino affidata a Zì Marcello"

Otto gli imputati per un altro filone che riguarda la maxi inchiesta Assedio, che ad Aprilia ha portato allo scioglimento del Comune di piazza Roma per mafia.

16 luglio 2026 16:56
Assedio bis, "La gestione di Giovannino affidata a Zì Marcello" -
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Assedio bis, si apre il dibattimento nell’ambito del processo costola della maxi operazione che ha portato allo scioglimento per mafia del Comune di Aprilia. Presso il Tribunale di Latina, i pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Alessandro Picchi, ha chiesto l’ammissione delle prove e dei testimoni di lista, riservandosi su ulteriore produzione documentale. Già in scaletta altre udienze, si torna in aula l’11 settembre e il 16 ottobre.

Il rinvio a giudizio è avvenuto il 23 aprile scorso, il gup quel giorno stabilì per Giuseppe Carannante e Nabil Salami (genero di Patrizio Forniti, ancora in carcere per il filone principale di Assedio), che avevano chiesto di essere giudicati col rito abbreviato, rispettivamente una condanna a 3 anni di reclusione e l’assoluzione.

In tutto, sono otto gli imputati in questo secondo filone d’inchiesta: Luca De Luca, l’imprenditore Marco Antolini, Luigi Morra e Antonio Morra. A processo anche Andrea Sulthan Mohamed.

Rinviato a giudizio anche Antonio Fusco detto Zì Marcello, arrestato nuovamente lo scorso 25 novembre, per una tentata estorsione al ristorante “Giovannino” di Latina già in amministrazione giudiziaria.

A febbraio 2025 fu proprio il noto ristorante di Foce Verde a finire sotto sequestro, era (secondo gli inquirenti) nelle mani del clan. Oggi - 16 luglio 2026 - in aula sono state ascoltate le testimonianze dell’ex cuoca di “Giovannino al Mare”, il cui suocero ha fondato il locale nel 1936 e la cognata della donna che risultava socia per alcune quote a lei intestate.

Entrambe hanno riferito delle difficoltà nella gestione familiare dell’attività, il figlio della ex cuoca aveva deciso di “affittare” il locale a terzi. La donna, che risultava amministratrice, di fatto si occupava solo della cucina. Al resto pensavano altri. Stessa cosa è stata confermata anche dalla cognata.

La testimone aveva già riferito: “Mio nipote affidò la gestione del ristorante a terze persone che non conosco. Escludo che mia cognata abbia mai amministrato”. Secondo quanto riferito in aula dalle due testimoni, in sostanza, la gestione di Giovannino a mare era stata affidata nello specifico ad Antonio Fusco e ad un'altra donna, Mirella S. che si occupava del personale. Nel locale venivano organizzate feste e accolti i membri del clan quando ce n'era bisogno.