Giunta ad Aprilia la prima famiglia in fuga dall'Ucraina: una mamma con due bimbi, il marito costretto a rimanere. Poi il racconto di Ludmylla: "Facciamo finire questa guerra"
E’ arrivata la prima famiglia ucraina ad Aprilia. Ci sono voluti più di tre giorni di viaggio. Un calvario per una donna di 33 anni, di nome Slava, e i suoi due bimbi di 2 e 5 anni che sono stati sep...
E’ arrivata la prima famiglia ucraina ad Aprilia. Ci sono voluti più di tre giorni di viaggio. Un calvario per una donna di 33 anni, di nome Slava, e i suoi due bimbi di 2 e 5 anni che sono stati separati brutalmente dal loro papà, costretto a rimanere in patria per via dell’ordine di arruolarsi del presidente Zelensky imposto a tutti gli uomini dai 16 anni in su. Ad accoglierli ad Aprilia la madre della giovane e il suo compagno, Nino della pasticceria “La Mimosa”. La 33enne arriva da Ivano-Frankivs'k, città situata ad Ovest del Paese preso di mira dai russi. La donna è terrorizzata, sconvolta. Venerdì scorso, subito dopo i primi bombardamenti su Kiev, ha contattato la madre ad Aprilia e si è mobilitata per mettere in salvo i suoi bimbi. Ha raccattato i suoi effetti personali, poche cose per viaggiare leggera, e poi si è avviata a piedi in cerca di un mezzo di trasporto. Non è stato possibile. Slava ha dovuto camminare al freddo e sotto la neve, insieme ai suoi bimbi e al marito, per 16 chilometri per raggiungere la frontiera, poi è stata costretta a salutare il compagno e da sola è giunta in Polonia. Da lì è salita su tre bus differenti per raggiungere Roma, dove è arrivata solo lunedì scorso. Nella capitale ha trovato la madre ad accoglierla tra lacrime e abbracci. Slava però non vuole rimanere ad Aprilia. <Nonostante sia grata di stare qui e di difendere i suoi bimbi – racconta Nino – non riesce a non pensare al marito, di 36 anni, che è dovuto rimanere in patria, sotto le bombe. E non riesce a non pensare ai suoi amici, agli altri parenti e a cosa sta accadendo di così terribile in Ucraina. E’ una cosa sconvolgente. Non è possibile si continui così>. Nel paese dell’Est la famiglia di Slava svolgeva fino a pochi giorni fa una vita regolare: il marito gestiva un negozio di autoricambi, lei lavorava da casa per un’attività di capi d’intimo. I due bimbi seguivano la scuola. Poi il terrore della guerra e la fuga come unica via d’uscita. <I Servizi Sociali ad Aprilia – commenta Rosario Grasso dell’associazione Soci Coop interpellato da Il Messaggero - si stanno attivando per poter fornire una rete di aiuti concreti al popolo ucraino, anche noi stiamo facendo la stessa cosa. Abbiamo messo in piedi una rete tra Coop, Emergency e Comunità Sant’Egidio per poter raccogliere volontari e merce per poi raggiungere in sicurezza e con serietà i canali giusti per effettuare le donazioni necessarie. Non vogliamo sprecare nulla e vogliamo fornire un aiuto concreto alla popolazione ucraina>. Ad Aprilia, da anni, vive anche Ludmylla (originaria dell’Ucraina, ma che da sempre lavora in città come insegnante di teatro). Ha un canale diretto con un gruppo di giornalisti ucraini che si stanno impegnando per impedire la diffusione di fake news da parte della propaganda russa: <Stanno facendo circolare notizie non vere per indebolirci – commenta Ludmylla - noi invece abbiamo i canali diretti con i giornalisti italiani e non solo per spiegare cosa sta accadendo davvero in Ucraina. Io ho molti amici a Kiev e tanti parenti anche nella cittadina di Ternopil, mi arrivano notizie ogni minuti e siamo tutti nello sconforto. Ci sono tanti bambini rimasti orfani, nascosti nei rifugi come quello di Kropyvnytskyi, di cui non si parla. Per non parlare del fatto che i cadaveri dei soldati russi restano in Ucraina, la Russia non li vuole. Non vuole dichiarare le vittime ufficialmente. Molti battaglioni si sono portati i forni crematori da campo per bruciarli in Ucraina e non farli rientrare, mentre le loro madri magari attendono invano. Questa guerra va fermata, subito. E’ uno strazio. Noi qui mangiamo, parliamo, dormiamo, ma non sappiamo più che sapore ha il cibo, né perché continuiamo a fare le cose di sempre. Sono grata agli italiani e agli apriliani per l’aiuto che ci stanno dando. L’Asilo Nido Orsacchiotto sta già raccogliendo vestiti e coperte da inviare, l’amministrazione so che presto si mobiliterà>.
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