Latina compie 86 anni, auguri!

Questa mattina in una cerimonia è stato festeggiato l'86esimo compleanno di Latina. Di seguito il discorso del sindaco Coletta.86 anni fa nasceva la nostra città. Fu unanascita che prese spunto da una...

A cura di Redazione
18 dicembre 2018 15:53
Latina compie 86 anni, auguri! -
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Questa mattina in una cerimonia è stato festeggiato l'86esimo compleanno di Latina. Di seguito il discorso del sindaco Coletta.

86 anni fa nasceva la nostra città. Fu unanascita che prese spunto da una intuizione di Valentino Orsolini Cencelli, mache tenne poco conto della necessità di permettere la costruzione, accanto alloskyline edilizio e architettonico, anche di un “carattere pontino”, ossia di unriferimento sociale e umano che permettesse ai nuovi inquilini di sentirsi nonsemplici ospiti, ma cittadini a tutto tondo di una nuova città che fosse anchee soprattutto la loro città.

Proprio oggi, in questo giorno di
celebrazione, vorrei fare una serie di riflessioni sul bisogno di questa città
di trovare una identità che ci faccia sentire comunità.

Una identità che va cercata attraverso la
ricerca, la conoscenza, lo scambio e le trasformazioni in base al tempo della
storia.

La giovane età può essere una giustificazione
ma non deve diventare un alibi.

L’insieme delle diversità deve essere un
valore aggiunto e non un disvalore. Questo non lo dobbiamo mai dimenticare.
Perché sta nel DNA pontino.

Perché la nostra storia ci dice questo.

Ci dice anche che ancora non siamo riusciti a
sviluppare il senso di comunità.

E questa dimenticata esigenza necessaria è la
base dei tanti problemi che ha accompagnato la storia del nostro capoluogo, un
territorio nel quale una mancata integrazione tra gli stessi primi abitanti e
le popolazioni dei vicini Lepini ha acuito nel tempo un’impossibilità di
relazione che è ancora oggi molto diffusa e che non permette alla città di
spiccare quel volo verso dinamiche e suggestioni necessarie per pensare ad una
città e ad un territorio realmente nuovi.

La diffidenza, i personalismi e la mancata
condivisione di un progetto comune spesso hanno purtroppo condizionato la storia
di Latina, più votata a costruire in senso edilizio e non in senso comunitario.

Eppure da sempre questa città e questo
territorio sono stati un porto sicuro in cui sperare, rifugiarsi, riscattarsi:
qui sono venuti i lavoratori da ogni parte d’Italia in un periodo di grande
crisi, qui sono arrivati i coloni dal Veneto, dal Friuli e dall’Emila Romagna a
ricostruire una vita insieme alla loro famiglia, qui sono venuti i profughi
dall’Est europeo a cercare un rifugio dalle dittature comuniste, i libici espulsi
dal colonnello Gheddafi.

Siamo stati un melting-pot.

Nelle varie fasi della nostra storia siamo
riusciti a convivere con tutto questo.

Mescolanza vuol dire capacità di riconoscere
la diversità, saper guardare l’altro in forma inclusiva e non come altro da sé.

Per questo dobbiamo cercare di uscire da
questa visione minimalista ed egocentrica, molto settoriale e particolare e
dobbiamo avviare una nuova fase realmente comunitaria ed onnicomprensiva che
forse mai Latina ha conosciuto nella sua breve storia.

La costruzione di una vera comunità, passa
attraverso l’unione di tutte le micro-comunità, attraverso la reciproca
accettazione e non attraverso la negazione dell’altro. Inclusione e Bene
Comune.

Cito Giorgio La Pira: "A tutti si fa
chiaro che in una città un posto ci deve essere per tutti: un posto per pregare
(la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (l’officina),
un posto per imparare (la scuola ), un posto per guarire (l’ospedale)".
Era il 1951.

La costruzione di una identità di comunità
passa attraverso il valore del Bene Comune.

Per Bene Comune si intende tutto ciò che
appartiene alla collettività. In primis l’acqua, bene comune primario sulla cui
gestione pubblica si sono espressi 25 milioni di italiani, e poi gli spazi pubblici,
un parco, la strada, la città in assoluto.

È un riconoscimento necessario per
ristabilire le principali regole di una vita collettiva sana e armoniosa, dove
il concetto del Bene Comune possa porsi come principale base per raggiungere
anche un Bene Individuale, praticamente attraverso un percorso opposto a quello
che sta oggi caratterizzando la vita politica e sociale dell’intero pianeta.
Perché, a nostro parere, se non si vive bene in simbiosi con i nostri vicini di
casa, diventa difficile vivere anche per noi, costretti sempre in un
atteggiamento di difesa piuttosto che impegnati a creare, proporre, realizzare
e godere di quello che abbiamo.

Ora ognuno deve fare la sua parte nel cercare
di restituire una dignità anche nazionale ad una città che soffriva da tempo un
isolamento in fatto di stima e di considerazione.

Questo sforzo deve essere frutto di una fase
realmente collettiva dove ogni cittadino, ogni associazione di categoria o di
volontariato riescano finalmente a sentirsi parte del tutto e non uno specchio
rotto in tante tessere in cui ognuno si riflette in sé stesso.

Perché è importante anzi è necessaria la
partecipazione e la condivisione.

Cito Jeremy Rifkin: "La condivisione sta
al possesso come l’iPod sta al 33 giri, come il pannello solare sta alla
miniera di carbone. La condivisione è pulita, fresca, urbana e postmoderna; il
possesso è triste, egoista, timido e arretrato".

Il nostro impegno verso una visione delle
problematiche cittadine non legate soltanto alla gestione del quotidiano, ma
anche a tracciare nuove strade per inaugurare una nuova politica sociale e
comunitaria, necessaria per vivere meglio tutti, noi compresi, in
concordia e rispetto con e verso gli altri, in una prospettiva di crescita
reale e concreta che coinvolge ogni aspetto della nostra vita sia privata che
relazionale e comunitaria.

Qualche giorno fa, in un incontro pubblico,
riflettevo con alcune persone che erano più o meno della mia stessa
generazione.

Abbiamo ripercorso alcuni anni della nostra
storia e della storia della nostra città.

Gli anni 70 e gli anni 80, il loro fermento
culturale, il bisogno di uscire da una dimensione provinciale.

Questo bisogno si concretizzava in una nostra
fuga.

I ventenni di allora cercavano di andar via
da Latina attraverso le opportunità lavorative o di studio per rincorrere il
mito della grande città (Roma…), probabilmente perché non "sentivano"  questa città.

I ventenni di adesso purtroppo hanno meno
opportunità lavorative ma dobbiamo fare in modo che il loro andar via non sia
una fuga ma una libera scelta in cui Latina sappia diventare un’opportunità,
sappia essere attrattiva.

Il mio pensiero va a loro.  Ai più giovani. Latina si avvia verso il
centenario. Quale presente e quale futuro dare a questa città.

Noi più grandi abbiamo delle responsabilità
verso di loro.

Dobbiamo riconoscere e riconoscerci nella
nostra storia cercando di mettere da parte e di superare le divisioni e le
strumentalizzazioni ideologiche , al di là della retorica nostalgica.

Dobbiamo riuscire a fare “sistema” in nome
della nostra città e del bene comune, cercando di fare tutti la nostra parte.

Con la libertà di andare via ma anche
con  la voglia di tornare e l’orgoglio di
esserci e di appartenere a questa terra.

Mi rivolgo soprattutto a tutti coloro che
hanno ricevuto molto da questa terra o che comunque abbiano trovato una
realizzazione grazie anche al fatto di essere cresciuti qui.

Mi rivolgo quindi agli imprenditori, ai
professionisti e a tutti coloro che sentono il bisogno di restituire qualcosa
alla loro terra.

Credo sia giunto il momento di restituire
qualcosa alla città.

Dobbiamo farlo al di là di ogni divisione di
tipo ideologico o di altra natura.

Lo dobbiamo fare per la città, per la nostra
città.

Mettiamo insieme le risorse per la cultura e
per rimettere a posto i nostri monumenti (ripartiamo dallo Stallino ad
esempio).

Mettiamo insieme le risorse per dare forma e
contenuti a quella che sarà Latina 2032, la Latina del centenario.

Una Latina che si affaccia al suo futuro con
un nuovo proposito, un nuovo intento, ossia quello finalmente di crescere e
migliorare da un punto di vista sociale e comunitario, capace di raccogliere
quella necessità di integrazione tra tutti, superando le dispute
personalistiche, tracciando un nuovo progetto di crescita, tralasciando le
diversità culturali, etniche, religiose e sociali, anzi, utilizzandole come
priorità per comprendere tutte le diverse anime che popolano un’unica ed
inscindibile comunità.

Mettiamo al centro l’interesse di una
comunità ripartendo dalla dimensione umana perché la nostra città possa
diventare presto e a tutto tondo una comunità integrata, definita e orgogliosa
della sua appartenenza. Nella dimensione umana deve esserci al centro il
diritto della persona e la sua dignità.

La dignità deve essere un ponte tra passato,
presente e futuro. E quindi è necessario avere quello spirito di solidarietà
che ci deve rendere sensibili verso le persone fragili.

In tema di solidarietà il mio pensiero, il
nostro pensiero va ai lavoratori della Corden Pharma che stanno vivendo una
fase difficile con il rischio del posto di lavoro.

Che sappia godere della bellezza della
condivisione e che sappia riaffermare il valore della gentilezza.

Che sappia riappropriarsi del tempo della
vita.

Lavoriamo insieme per questo: costruire una
comunità che viva il presente e creda nel futuro.

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dei giovani, Latina città dello sviluppo sostenibile, Latina smart city, Latina
città del futuro. Latina è e può essere tutto questo.

Buon compleanno Latina…

Il
sindaco

Damiano
Coletta