Ripreso in Tribunale a Latina il processo per la morte del bracciante indiano Satnam Singh. Presto la sentenza.
Ascoltati i medici che avevano soccorso Satnam Singh ed anche il consulente della difesa, secondo il quale il bracciante sarebbe morto anche con un soccorso tempestivo.
Morte del bracciante indiano Satnam Singh: è ripreso ieri in Tribunale a Latina - davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Mario La Rosa, dal giudice Francesca Ribotta e davanti alla giuria popolare - il processo per la morte del bracciante agricolo indiano avvenuta nel giugno del 2024. Imputato, con l'accusa di omicidio volontario con il dolo eventuale, l’imprenditore Antonello Lovato, in carcere da un anno e mezzo. Ieri sono stati ascoltati i medici che hanno soccorso Satnam Singh ed anche il consulente della difesa secondo il quale il bracciante sarebbe morto anche con un soccorso tempestivo, per i vari traumi riportati, non solo per l’amputazione del braccio. Al contrario di quanto riferì il medico legale, la dottoressa Cristina Setacci che, nel corso di una precedente udienza sostenne che, con cure tempestive, Satnam Singh si sarebbe salvato. “Il paziente - hanno riferito ieri in aula i medici - venne intubato subito dopo l’arrivo dell'eliambulanza, era in condizioni non compatibili con la vita”. “Perse oltre due litri di sangue - ha aggiunto un chirurgo del San Camillo di Roma che operò Satnam - il mio intervento era finalizzato a fermare l’emorragia”.
Una rianimatrice dell’ospedale San Camillo di Roma: “Il pazienta riportò la perforazione del fegato, l’amputazione traumatica di un arto, la frattura di un tratto della colonna vertebrale e delle costole e un trauma toracico. Non era cosciente.
In aula erano presenti l'imputato e Soni, la compagna del bracciante agricolo, che sta seguendo il processo in ogni sua fase.
Una nuova udienza è prevista per questo mese di febbraio. Il 31 marzo prossimo ci sarà la requisitoria del Pm, con la richiesta di condanna per Lovato; dopodichè si andrà a sentenza.
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