Santa Pasqua, il Vescovo di Albano Monsignor Viva: "La Risurrezione per attraversare porte chiuse"

"Il Risorto affronta la paura e offre la sua pace che è qualcosa di assai più profondo di un semplice saluto. Nella mentalità biblica, la pace è un dono che l’uomo riceve da Dio e tramanda".

31 marzo 2026 11:42
Santa Pasqua, il Vescovo di Albano Monsignor Viva: "La Risurrezione per attraversare porte chiuse" -
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La Santa Pasqua si sta avvicinando. Questa settimana ci porterà il Venerdì Santo e poi le festività Pasquali con l'interruzione delle attività scolastiche e la possibilità di stare in famiglia per celebrare questo momento religioso molto sentito. Il Vescovo di Albano, Monsignor Vincenzo Viva vuole parlare a tutta la comunità per un augurio sentito e partecipato con un consiglio: "Che il significato della Pasqua attraversi le porte chiuse".

Messaggio per la Santa Pasqua 2026  di S.E.R. Mons. Vincenzo Viva, Vescovo di Albano

Dove la Pasqua attraversa porte chiuse

«Pace a voi!» (Gv 20, 19). Sono le prime parole del Cristo Risorto ai suoi discepoli, ancora chiusi nel cenacolo, paralizzati dalla paura e dallo smarrimento dopo la morte terribile del loro Maestro. Ma Gesù è risorto e li raggiunge proprio là dove si trovano — nel sepolcro della loro sfiducia e tristezza —, mostrando le ferite della sua passione: segno di un amore senza misura e sorgente della loro guarigione (cf. Is 53,5). I discepoli vengono così risanati dal Cristo Vivente, anzi ri-creati da quel soffio di Gesù su di loro che trasmette lo Spirito Santo, li trasforma nel profondo e affida loro una missione simile a quella ricevuta da Lui stesso dal Padre celeste: donare riconciliazione e pace (cf. Gv 20, 20-23).

            Il Risorto entra in quel cenacolo sbarrato dalla paura e offre la sua pace che è qualcosa di assai più profondo di un semplice saluto. Nella mentalità biblica, la pace è un dono che l’uomo riceve da Dio e trasmette a sua volta nella concretezza della vita e delle relazioni. Cristo è la nostra pace (cf. Ef 2, 14) e in Lui troviamo la nostra salvezza. Dalla «vita in Cristo» sgorga l’impegno ineludibile a camminare nella pace e nella giustizia (cf. 1 Cor 7, 15). Di nessun altro dono di Dio l’umanità ha oggi così urgente bisogno come del dono della pace che il Cristo Risorto ci ha portato. Infatti, le porte della paura e dello scoraggiamento appaiono, in questo tempo, più sbarrate che mai. Guerre e distruzioni, bombardamenti e sopraffazioni segnano la nostra attualità, affliggono troppi innocenti e fanno crescere muri di odio e di inimicizia tra persone e popoli. L’umanità appare avvelenata da un’aggressività sfrenata e non mancano leader politici che alimentano il mito distruttivo della violenza con la demonizzazione dell’avversario e lo sfruttamento delle paure della gente.

            La Pasqua di Gesù — che irrompe laddove tutto sembrava bloccato dalla forza del male — chiama anche i discepoli di oggi a farsi operatori di pace e di giustizia, percorrendo la via tracciata da Gesù (cf. Mt 5, 1.-12). Il mondo ha urgente bisogno di uomini e donne, ricolmi della pace di Cristo, che possano nutrire il nostro tempo con i frutti dello Spirito Santo (cf. Gal 5, 22) e mettere in pratica la misericordia insegnata dal Vangelo (cf. Mt 25, 31-46; Lc 10, 29-37).

            Ci sono giovani che lo hanno capito. Nel mio recente viaggio a San Salvador, su invito del nostro sacerdote diocesano don Nicola Riva e dell’associazione di fedeli laici Opera di Nazaret, ho incontrato giovani universitari che, alle porte della capitale, nel quartiere marginale di Las Margaritas della cittadina di Santa Tecla, hanno organizzato un servizio di sostegno allo studio e di promozione sociale per i ragazzi e le famiglie di quella comunità, dove la povertà spinge facilmente i più vulnerabili fuori da ogni rete di protezione, lasciandoli prigionieri del disagio sociale o in balìa della malavita locale. Ogni pomeriggio un gruppo di questi giovani scende tra i vicoli stretti del quartiere, un intrico di case semplici che un tempo era pericoloso attraversare, soprattutto per chi veniva da fuori. Portano il loro tempo, la loro presenza, il mettersi accanto e farsi prossimi; e soprattutto portano la testimonianza viva che ogni ragazzo vale, e che una vita migliore è possibile. Con un autobus li conducono in un locale messo a disposizione dalle suore carmelitane, dove aiutano i più piccoli a fare i compiti, a non abbandonare la scuola, a crescere con dignità. Con il passare degli anni, qualcuno di quei ragazzi oggi è arrivato persino a laurearsi e a restituire, a sua volta, quanto ricevuto da bambino. Dall’accompagnamento scolastico, il passo è stato breve verso l’assistenza medica per le famiglie e la distribuzione di eco-filtri per garantire acqua potabile nelle casette della povera gente.

La pace portata dal Cristo Risorto diventa concreta nella giustizia e nell’amore per i poveri. In quell’aula messa a disposizione dalle suore accade qualcosa di autenticamente pasquale: ci sono ragazzi che iniziano a rialzarsi e possono crescere nella dignità che le strade dominate dalla violenza vorrebbero loro rubare. E ci sono giovani universitari che scelgono di portare pace e speranza laddove regnano l’ingiustizia e l’insicurezza, consapevoli che quella pace non proviene dal mondo, ma viene dal Signore Risorto e attraverso di loro raggiunge chi ne ha più bisogno.

Non occorre, però, andare fino a San Salvador per incontrare uomini e donne che si lasciano trasformare dalla Pasqua del Signore. La storia e il presente della Chiesa sono, grazie a Dio, intessuti di testimonianze di vite laicali, sacerdotali e religiose vissute nel segno della Pasqua. Proprio in questi giorni il Santo Padre Leone XIV ha fatto un nuovo dono alla nostra diocesi di Albano e all’intera Chiesa universale: il Card. Ludovico Altieri (1805-1867), cardinale-vescovo di Albano dal 1860 al 1867, è stato dichiarato «Venerabile» — insieme ad altri cinque nuovi Venerabili — nell’udienza di lunedì 23 marzo 2026, concessa dal Santo Padre al Card. Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi e nostro vescovo emerito di Albano. Anche il Card. Altieri è stato un testimone luminoso della Pasqua del Signore, proprio nella nostra città di Albano: nell’agosto del 1867 una pandemia di colera gettò nel terrore l’intera popolazione, seminando ammalati e vittime in tutta la zona dei Castelli. Pur pienamente consapevole del rischio, Ludovico Altieri si precipitò da Roma ad Albano per portare soccorso nell’emergenza sanitaria, farsi vicino alla gente, assistere gli ammalati e amministrare i sacramenti, fino a contrarre lui stesso il colera e morire l’11 agosto 1867. Un vero «martire della carità», che ha donato la vita senza risparmiarsi, seguendo fino in fondo l’esempio dell’amore estremo di Gesù. Un uomo pienamente pasquale, che ha recato il dono dell’amore e del servizio laddove le porte della paura e dello smarrimento sembravano sbarrate e invalicabili.

L’esempio del Card. Altieri — e quello di tanti uomini e donne del nostro tempo che si sforzano di vivere «la vita nuova» che scaturisce dalla Pasqua del Signore — ci sproni a vincere le nostre paure e a spalancare le porte del servizio, della pace e della giustizia. Anche nelle nostre città e nel nostro tempo non mancano emergenze che ci interpellano e persone che portano negli occhi tutto il peso di situazioni difficili: famiglie spezzate, quartieri abbandonati dalle istituzioni, giovani con il futuro già ipotecato. Anche le nostre case e le nostre comunità possono diventare «scuole di pace», dove imparare a disarmare le parole, a praticare il dialogo, a costruire ponti di giustizia e di riconciliazione. Auguriamoci allora una Pasqua che non lasci le cose come stanno, ma ci spinga a seminare con coraggio opere di pace e di misericordia!