Superlega europea: ipotesi percorribile o semplice suggestione?

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Pubblicato 22-07-2021 ore 17:24  Aggiornato: 23-07-2021 ore 15:09

Il mondo del calcio è in fermento per le novità che entreranno in vigore a partire dalla prossima stagione 2021/2022, quando non ci saranno più solo Champions ed Europa League, ma si aggiungerà una terza competizione continentale per club: la UEFA Conference League. Una soluzione studiata dal principale organo calcistico europeo per aumentare i club partecipanti a tornei internazionali e dare loro la possibilità di conquistare un trofeo di grande prestigio. Aumenteranno le partite e, si spera, lo spettacolo. Ma le novità potrebbero non finire qui. Si sta studiando, infatti, la possibilità di creare un’altra competizione che potrebbe prendere affiancare, se non sostituire, l’attuale Champions League, divenendo una sorta di torneo per l’élite del calcio europeo: la Superlega europea.

Si tratta di un format che permetterebbe l’accesso solo alle squadre così dette “big” del Vecchio Continente, in modo tale da consentire loro di giocarsi un trofeo internazionale a prescindere dai risultati stagionali ottenuti nel proprio campionato nazionale. Un modo, insomma, per vedere all’opera chi nella propria storia ha vinto tanto, magari in passato e oggi sta attraversando un momento di difficoltà che non permette di centrare la qualificazione alle coppe europee con continuità. In Italia è calzante l’esempio del Milan. I rossoneri, infatti, a lungo assenti dalla Champions League, rientrerebbero per meriti tra i partecipanti certi della Superlega ogni anno. I milanesi, poi, sarebbero accompagnati da altre due squadre italiane: la Juventus e l’Inter dell’attuale tecnico Simone Inzaghi, ex allenatore della Lazio. Tre portabandiera, dunque, tra le 15 squadre permanenti, di cui dovrebbero far parte anche 5 o 6 inglesi e altre provenienti dai restanti campionati europei più blasonati: Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco su tutte.

I club, in realtà, sarebbero in totale 20 e solamente 5 di questi cambierebbero ogni anno, perché qualificatisi in base ai risultati stagionali raggiunti e non per storia. Il che renderebbe quasi impossibile anche solo provare a indovinarne i profili, nonostante ci possano aiutare vari dati statistici o le quote sui migliori campionati di calcio. Come funzionerebbe la Superlega è presto detto: le squadre verrebbero suddivise in due gruppi da 10, che si sfiderebbero in partite da giocarsi in casa e fuori, come in un mini campionato europeo. Per decidere la vincitrice assoluta, invece, si effettuerebbero dei playoff ad eliminazione diretta tra le migliori 4 di ogni girone della regular season. Si inizierebbe con due turni con andata e ritorno, quarti di finale e semifinali, e si finirebbe con una finale secca da disputarsi in campo neutro. Gli abbinamenti dei playoff sarebbero fatti in base alla logica del più forte contro la più debole a scalare in base al ranking ottenuto. Per chiarire meglio, delle otto qualificate ai quarti di finale la prima per ranking affronterebbe l’ottava, la seconda giocherebbe contro la settima, la terza contro la sesta e la quarta contro la quinta.

Le criticità di una competizione del genere, però, sono enormi. A partire dal fatto che il danno più grande lo sconterebbero le società meno blasonate di ogni paese, costrette a partecipare ad eventuali tornei definibili come “minori” rispetto alla Superlega. Il differenziale economico già enorme tra grandi e piccoli-medi club aumenterebbe in maniera incolmabile. Dunque, si tratta di un approccio discriminatorio contestato dalla FIFA, tanto che il massimo organo mondiale del pallone ha minacciato l’eventuale esclusione delle squadre e dei giocatori partecipanti alla Superlega dalle proprie competizioni, mondiali compresi, o da quelle delle sei confederazioni continentali. Inoltre, si creerebbero degli intasamenti nei campionati, data la mole di partite aggiuntive da disputarsi per ogni club. Insomma, al momento la Superlega europea rimane una semplice suggestione.

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