Un nuovo caso di caporalato a Terracina. Sfruttava i braccianti e li minacciava con un fucile: 35enne in manette.

Cronaca  

Pubblicato 12-10-2019 ore 12:47  Aggiornato: 14-10-2019 ore 09:44

Sfruttamento del lavoro e minacce con l’uso delle armi. Un nuovo caso di caporalato è stato portato alla luce grazie alle indagini della Questura di Latina. Un imprenditore agricolo di Terracina è stato arrestato dagli agenti del locale commissariato di Polizia: si tratta del 35enne Alessandro Gargiulo. Le indagini hanno preso il via grazie alla degnazione di 5 braccianti indiani che denunciavano di venire ripetutamente minacciati dal proprio datore di lavoro.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, l’uomo utilizzava armi da fuoco, esplodendo colpi all’indirizzo dei suoi lavoratori, per spronarli ad accelerare la raccolta e la lavorazione dei prodotti. Alcuni braccianti avevano rinunciato all’impiego, scatenando l’ira dell’imprenditore. Lo scorso giovedì sera il 35enne si è presentato presso i lori alloggi fatiscenti e ha iniziato a sparare all’impazzata in aria con un fucile a pompa. Alcuni stranieri sono stati minacciati addirittura con l’arma alla gola. Sul posto ha fatto irruzione la Polizia ed è scattato l’arresto. Il fucile è stato ritrovato e posto sotto sequestro.

“L’uomo – spiega una nota della Polizia – deve rispondere dei reati di sfruttamento del lavoro, minaccia aggravata con l’utilizzo di arma da fuoco (fucile a pompa), lesioni personali, detenzione abusiva di munizionamento, omessa denuncia di materie esplodenti, avendo sottoposto manodopera (braccianti agricoli di nazionalità indiana) a condizioni lavorative degradanti nonché corrispondendo loro retribuzioni difformi dalla normativa vigente.  

Lo stesso si è avvalso di “caporali” deputati alla sorveglianza dei lavoratori e di situazioni alloggiative fatiscenti da destinare ai braccianti agricoli, avvalendosi della complicità di terze persone denunciate in stato di libertà nella stessa operazione di polizia.

Per quanto ricostruito dalle indagini, scaturite dalla segnalazione di cinque braccianti agricoli di origini indiane, questi, al pari di altri connazionali, venivano ripetutamente minacciati, dal datore di lavoro che utilizzava armi da fuoco esplodendo colpi all’indirizzo degli stessi per spronarli ad accelerare la raccolta e la lavorazione dei prodotti. Alcuni braccianti avevano rinunciato all’impiego scatenando l’ira dell’imprenditore.

Lo stesso, nella serata del 10 ottobre u.s., all’ennesimo licenziamento di uno dei suoi operai, peraltro in stato di clandestinità poiché privo di titolo a permanere su territori nazionale, reagiva presentandosi presso l’alloggio dei braccianti ove determinato a dare un “lezione” faceva ripetutamente fuoco all’indirizzo di alcuni di essi, fortunatamente non attingendone alcuno.

L’uomo, a dimostrazione della sua ferocia, passava in rassegna gli attoniti  stranieri minacciandoli puntandogli l’arma alla gola.    

Gli uomini del Commissariato predisponevano l’operazione di polizia avvalendosi di unità della Squadra Volanti, della Squadra Anticrimine e della Polizia scientifica. Giunti sul posto cinturavano la villa padronale dell’imprenditore agricolo e facevano irruzione.

L’uomo alla vista degli Agenti non opponeva resistenza ma alla richiesta degli operatori di esibire il fucile a pompa legalmente detenuto, in un estremo quanto vano tentativo di eludere le investigazioni ne simulava il furto. I successivi accertamenti hanno consentito di individuare soggetti grazie ai quali l’uomo si era disfatto dell’arma. Gli stessi venivano rintracciati e deferiti all’A.G. per favoreggiamento personale e porto abusivo di arma, mentre l’arma rinvenuta veniva sottoposta a sequestro”. 

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