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La Procura di Cassino apre un’inchiesta per la morte, dopo le dimissioni dall’ospedale di Formia, della 68enne Lucia Chiarelli. Disposta la riesumazione della salma.

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Lo scorso 11 luglio era arrivata al pronto soccorso dell’ospedale di Formia con dolori al torace e al braccio sinistro, attribuiti alla sua positività al Covid. Dopo essere stata dimessa, neanche due ore dopo, è deceduta, stroncata con ogni probabilità da un infarto. La Procura di Cassino, attraverso il Pubblico Ministero, la dottoressa Marina Marra, ha aperto un procedimento penale, al momento contro ignoti, sul decesso della 68enne di Formia Lucia Chiarelli. Il Sostituto Procuratore, tramite i carabinieri di Formia, in questi giorni ha acquisito e posto sotto sequestro tutta la documentazione clinica. E’ stata inoltre disposta l’autopsia sul corpo della donna, per chiarire le cause del decesso ed accertare eventuali responsabilità da parte dei sanitari che l’hanno avuta in cura. La salma dovrà, quindi, essere riesumata. L’incarico per effettuare l’esame medico legale sarà conferito domani.

“Il tragico caso ha avuto una vasta eco, dopo l’esposto presentato dai familiari della donna, assistiti da Studio3A, – si legge nella nota dello studio legale – tanto che la stessa Regione Lazio, appena diffusasi la notizia, lunedì 25 luglio, aveva subito disposto un audit clinico per verificare il rispetto o meno, nella circostanza, di tutti i protocolli clinici.

La donna infatti, rivoltasi al pronto soccorso dell’ospedale di Formia con dolori al petto irradiati al braccio sinistro, era stata dimessa in un’ora e mezza con la diagnosi di “dolore toracico in paziente Covid positivo”, essendo risultata appunto positiva al tampone, ma dopo nemmeno due ore era stata colta da malore in casa, con ogni probabilità un infarto, ed era spirata.

Il Sostituto Procuratore, tramite i carabinieri di Formia, in questi giorni ha già acquisito e posto sotto sequestro tutta la documentazione clinica e, soprattutto, con avviso datato oggi, giovedì 28 luglio, come auspicato dai congiunti della vittima, ha disposto il fondamentale accertamento tecnico non ripetibile per chiarire le cause del decesso e quindi accertare eventuali responsabilità da parte dei sanitari che l’hanno avuta in cura, ossia l’autopsia sulla salma, che è già stata sepolta (ma non cremata) e che dovrà quindi essere riesumata.

L’incarico per effettuare l’esame medico legale sarà conferito domani, venerdì 29 luglio, alle ore 15.30, negli uffici della Procura di Cassino, al consulente tecnico dott. Francesco Nardoni: alle operazioni peritali parteciperà anche il medico legale dott. Augusto Canali quale consulente tecnico di parte messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, a cui i congiunti della signora Chiarelli, attraverso l’Area manager Lazio e responsabile della sede di Roma Angelo Novelli, si sono rivolti per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, con la collaborazione dell’avv. penalista del foro di Santa Maria Capua Vetere Vincenzo Cortellessa. In sede di conferimento di incarico sarà deciso quando materialmente avrà luogo l’esame, considerato appunto che prima bisognerà procedere con la riesumazione.

Come detto, la tragedia si è consumata nella mattinata di lunedì 11 luglio, nell’arco di tre ore. La signora Chiarelli, che godeva di ottima salute e soffriva solo di ipertensione per la quale assumeva una pillola (e solo quella) al giorno, – spiega lo Studio3A – accusando un forte dolore toracico irradiato al braccio sinistro, preoccupata per un possibile infarto in corso si è fatta accompagnare dal marito per sottoporsi agli accertamenti del caso al pronto soccorso dell’ospedale Dono Svizzero di Formia, dove è giunta alle 7.58.

I medici l’hanno sottoposta agli esami ematochimici, da cui non sarebbe emerso nulla di preoccupante, a una radiografia al torace e, da prassi, al tampone naso faringeo Covid 19, risultato positivo: elemento che di fatto ha segnato il destino della paziente.

I dottori, infatti, hanno ricollegato il dolore al coronavirus, non indagando oltre sulla sua possibile natura cardiaca, e alle 9.27 l’hanno dimessa con la diagnosi “dolore torace in Covid positiva”, le hanno prescritto la classica terapia farmacologia in caso di contagio (Fluimucil e Toradol) e le hanno imposto l’isolamento fiduciario domiciliare.

La coppia è quindi torna a casa, il marito è andato in farmacia per acquistare i farmaci prescritti, ma ha fatto appena a tempo a rientrare e somministrare alla moglie le prime gocce di uno dei medicinali, che quest’ultima è crollata esanime a terra.

Immediato l’allarme al 118, sono accorsi gli operatori dello stesso pronto soccorso di Formia, che però al loro arrivo l’hanno trovata già priva di battito cardiaco e respiro: hanno tentato di rianimarla con tutte manovre possibili, ma invano. Alle 11.31 è stato constatato il decesso di Lucia Chiarelli.

Il marito, disperato, lì per lì non ha avuto la forza di fare nulla se non piangere la moglie e organizzare il funerale con i due figli, a loro volta affranti. Ma col passare dei giorni hanno cominciato a tormentarlo sempre di più i sospetti che al Pronto soccorso di Formia avessero sottovalutato e non indagato a sufficienza le condizioni “cardiache” della moglie, deceduta solo due ore dopo per un probabile infarto, che il suo caso fosse stato gestito con superficialità e troppa fretta e che quindi la vittima non avesse ricevuto cure sanitarie adeguate che avrebbero potuto salvarla.

Il coniuge e i figli, si sono così rivolti alla sede di Roma di Studio3A-Valore S.p.A., che ha subito acquisito tutta la documentazione clinica disponibile per valutare il caso con i suoi esperti, e sabato 23 luglio è stata presentata una denuncia querela presso i carabinieri di Formia chiedendo all’autorità giudiziaria di disporre tutti gli accertamenti per chiarire le cause del decesso e accertare eventuali responsabilità di natura anche penale dei medici che hanno avuto in cura la paziente, con particolare riferimento a chi avrebbe dovuto attuare tutti gli accertamenti diagnostici previsti in casi di dolore toracico diffuso all’arto superiore sinistro, che invece non sarebbero stati effettuati, o solo in parte, essendo stata invece attribuita tale sintomatologia all’infezione da Covid-19.

E in quella sede – conclude la nota – il marito aveva anche già autorizzato, anzi richiesto espressamente, che la salma della moglie fosse riesumata per procedere all’esame autoptico. Istanze a cui ora la Procura cassinate ha dato pieno riscontro, con l’apertura di un fascicolo e i primi atti conseguenti”.

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